Lo dico? Lo dico! Oltre centomila! Ma dove?
La Faradda è passata anche quest’anno. Stessi colori, stessa passione, stessi suoni di sempre. Per un sassarese il 14 agosto è il momento più importante dell’anno. Da un po’ di tempo, dal 2006, con un paio di buchi, ho preso l’abitudine di seguire la parte conclusiva in chiesa, a Santa Maria. Privilegi del cronista, ovvio (ho raccontato tutto su www.sardegnadies.it/discesa-dei-candelieri-2014, un lavoro immane). Intorno a me il solito nugolo di fotografi, cameramen e tanto altro. Oltre agli imboscati, quest’anno (finalmente) pochi. Vivere la Faradda in chiesa per un sassarese è il massimo. È l’ora più bella, perché più umana, più vera, più silenziosa. Già. Silenziosa, con l’organo ed i tamburi in lontananza. Lontano da quel pubblico di trogloditi che si incontra lungo il percorso, che sono lì solo per trincare e fare casino. Minoranza dirà qualcuno. Sarà, ma per me sono insopportabili. Come i passeggini con i bambini, che ti bloccano il passaggio, che sembra siano pronti ad attentare alle tue ginocchia (e a me ne è rimasto solo uno di ginocchio): cosa vedranno quei poveri piccoli da lì sotto me lo sono sempre chiesto.
domenica 17 agosto 2014
domenica 20 luglio 2014
Quando mi piaceva il calcio /2
Dicevamo di Berlusconi. Primavera 1987. Il Milan è in difficoltà. L'allenatore Nils Liedholm, detto “Il Barone”, viene esonerato. La squadra rischia di non qualificarsi alla Coppa Uefa. Arriva Fabio Capello, che in quegli anni faceva la “spalla” a Sandro Piccinini come commentatore tv. Da Italia 7 a San Siro, quindi. Capello discettava sulle tattiche delle grandi squadre argentine ed uruguaiane e dei loro campionati. Ricordo bene il River Plate e il Boca, ma anche i favolosi derby tra il Nacional ed il Penarol di Montevideo. Capello, dalla mascella alla Braccio di Ferro, ancora senza occhialini, permise al Milan di andare in Coppa Uefa. Non ricordo con chi vinse lo spareggio, forse con la Roma. Non importa, non è questo il punto. Allora mi piaceva il Milan. Tramontata la grande Juve del Trap e di Platini, arrivato Maradona con il suo Napoli stellare, mi ero fissato con i rossoneri. Bene. In quell’estate arrivarono i primi due olandesi, Gullit, che Maurizio Mosca presentò come un formidabile colpitore di testa in elevazione («Ecco, guardate tutti quanto salta», disse Mosca in non ricordo quale trasmissione, forse “Forza Italia”, presentata da Roberta Termali, Fabio Fazio, Walter Zenga e Cristina Parodi, su Odeon Tv), e Van Basten, uno dei più grandi centravanti di tutti i tempi, protagonista di un fantastico campionato europeo per nazioni nel 1988, forse una delle edizioni più belle di un torneo ormai diventato più spettacolare e prestigioso di quello mondiale della Fifa (e prossimamente spiegherò perché). Il Berlusca, che era già tale, da presidente del Milan iniziò con le sue farneticazioni: le coppe europee non vanno bene perché le gare sono ad eliminazione andata e ritorno e noi se ci buttano fuori perdiamo un sacco di soldi, due stranieri sono pochi, facciamo anticipi, posticipi, turni infrasettimanali e altre castronerie. L’obiettivo? Chiaro, favorire le sue televisioni, che così potevano magari trasmettere le partite. E ovviamente basta con il monopolio Rai. Bene, quell’estate le reti Fininvest, in particolare Italia Uno, iniziò a trasmettere gli allenamenti del Milan… Gare surreali tra un Milan 1 e un Milan 2. E via discorrendo. L’allenatore Arrigo Sacchi, appena arrivato dal Parma, sembrava uno che sapeva il fatto suo. Il campionato alla fine lo vinse davvero, superando alle ultime giornate un Napoli che perse al San Paolo in una partita davvero “curiosa”. Prima ancora però, in autunno, il Milan fu estromesso dalla Coppa Uefa. Ricordo che giocò a Lecce, perché il Meazza era stato interdetto per una giornata di squalifica del campo, contro lo Sporting Gijòn. Vinse per 3 a 0, con un giovanissimo Paolo Maldini, che in quella partita giocò terzino destro e non sinistro per quello che a me sembrò un capriccio di Sacchi. Ma al turno successivo i rossoneri furono eliminati dall’Espanol, sconfitti al Sarrià di Barcellona per 2-0.
Quando mi piaceva il calcio /1
In questi giorni di pausa “autoforzata” (mi sono imposto una sorta di riposo: ne parlerò prossimamente in un altro post) sto a casa un po’ più del solito. Per chi tenta di fare il cronista di politica (cittadina, perché questa è la dimensione) il fatto che il Consiglio comunale ancora non lavori a pieno regime è sinonimo di vacanza. Si scrive d’altro, per fortuna, perché la politica non è solo comunicati della Giunta. Le dichiarazioni dei nostri bravi rappresentanti in Comune si raccolgono lo stesso. E si scrive. Ma anche si riflette.
Una settimana fa finiva il Mondiale di calcio. Una edizione, quella che si è svolta in Brasile, davvero brutta. Per chi come me, e siamo tanti, ha passato l’adolescenza con negli occhi il Mundiàl del 1982 assistere a partite come queste dello scorso giugno è stato a dir poco sconvolgente. Io, tra l’altro, posso confessare, e questo può costituire una sorpresa per chi mi conosce, di essere stato drogato di calcio in gioventù. Diciamo dal 1982 al 1986, dai 10 ai 15 anni, grossomodo, quattro anni fondamentali per la formazione di un uomo. Seguivo tutto quello che si poteva seguire. Proprio grazie a quella vittoria della Nazionale italiana in Spagna entrata nella storia arrivò, per me e per i miei coetanei, tutto il resto. Si partiva dalle figurine Panini (due album completati, tra cui quello del campionato 1982-83 che conservavo fino a qualche anno fa e chissà adesso dov’è, nascosto in qualche angolo in cantina o in campagna…), alle dirette televisive di tutte le partite possibili e immaginabili, alla lettura della Gazzetta dello Sport (meno il Corriere, nulla Tuttosport), a 90° Minuto (un rito ogni domenica), La Domenica Sportiva ed il Processo del Lunedì. E poi a scuola, ed ero alle Medie, era tutto un discutere di calcio. La mia era poi una sezione maschile. Non si parlava d’altro tra di noi. A dirla tutta ogni tanto faceva capolino qualche altro sport, due in particolare, il ciclismo (Saronni o Moser?) e l’atletica, mai quotidianamente. Per noi sassaresi esisteva anche la Torres, un po’ il Cagliari. Ma eravamo tutti juventini. Con l’arrivo di Michel Platini ecco la sublimazione totale della nostra passione. Perché quella Juve era anche la nazionale di Bearzot, un blocco di amici prima ancora che di calciatori. Si inseriva qualcuno ogni tanto, un Altobelli, un Collovati, ma basta. La Juve vinceva anche in Europa. Una coppa all’anno, la Coppa delle Coppe prima e poi quella dei Campioni, purtroppo “sporcata” dalla tragedia dell’Heysel. Quell’evento per me fu un momento di scoramento totale: non concepivo che per un gioco, seppure così coinvolgente, si potesse morire. Ma passò.
Una settimana fa finiva il Mondiale di calcio. Una edizione, quella che si è svolta in Brasile, davvero brutta. Per chi come me, e siamo tanti, ha passato l’adolescenza con negli occhi il Mundiàl del 1982 assistere a partite come queste dello scorso giugno è stato a dir poco sconvolgente. Io, tra l’altro, posso confessare, e questo può costituire una sorpresa per chi mi conosce, di essere stato drogato di calcio in gioventù. Diciamo dal 1982 al 1986, dai 10 ai 15 anni, grossomodo, quattro anni fondamentali per la formazione di un uomo. Seguivo tutto quello che si poteva seguire. Proprio grazie a quella vittoria della Nazionale italiana in Spagna entrata nella storia arrivò, per me e per i miei coetanei, tutto il resto. Si partiva dalle figurine Panini (due album completati, tra cui quello del campionato 1982-83 che conservavo fino a qualche anno fa e chissà adesso dov’è, nascosto in qualche angolo in cantina o in campagna…), alle dirette televisive di tutte le partite possibili e immaginabili, alla lettura della Gazzetta dello Sport (meno il Corriere, nulla Tuttosport), a 90° Minuto (un rito ogni domenica), La Domenica Sportiva ed il Processo del Lunedì. E poi a scuola, ed ero alle Medie, era tutto un discutere di calcio. La mia era poi una sezione maschile. Non si parlava d’altro tra di noi. A dirla tutta ogni tanto faceva capolino qualche altro sport, due in particolare, il ciclismo (Saronni o Moser?) e l’atletica, mai quotidianamente. Per noi sassaresi esisteva anche la Torres, un po’ il Cagliari. Ma eravamo tutti juventini. Con l’arrivo di Michel Platini ecco la sublimazione totale della nostra passione. Perché quella Juve era anche la nazionale di Bearzot, un blocco di amici prima ancora che di calciatori. Si inseriva qualcuno ogni tanto, un Altobelli, un Collovati, ma basta. La Juve vinceva anche in Europa. Una coppa all’anno, la Coppa delle Coppe prima e poi quella dei Campioni, purtroppo “sporcata” dalla tragedia dell’Heysel. Quell’evento per me fu un momento di scoramento totale: non concepivo che per un gioco, seppure così coinvolgente, si potesse morire. Ma passò.
sabato 19 luglio 2014
Ho deciso: torno online...
Dopo alcuni mesi di pausa ho deciso di resuscitare questo blog personale. Non che mi sia mai fermato a scrivere. Tutt’altro. Ho anzi scritto di più, da marzo ad oggi, che non a gennaio e febbraio. Ho infatti fatto rinascere il mio giornale online, con un altro nome e senza la sezione sarda. Troppe delusioni da un lato (e parlo dei finanziamenti pubblici mai arrivati proprio a favore di quella porzione di sito tutta in limba, scritta secondo le regole della Lsc). E grande nostalgia dall’altro. Non c’è niente da fare: chi ha la scrittura nel sangue non riesce a fare a meno di mettere qualcosa nero su bianco. E io, nel mio piccolo, nel mio minuscolo angolino di mondo, sento proprio di avere acquisito negli enni qualcosa di morbosamente perverso. Una sorta di eccitazione che mi conquista quando metto qualcosa per iscritto. Chissà, magari sono queste le elucubrazioni di un folle. Preferisco non pensarlo. In ogni caso, dallo scorso mese di marzo, SARdies è tornato online, ma con un altro nome, www.sardegnadies.it.
martedì 25 febbraio 2014
Conto alla rovescia per il nuovo sindaco di Sassari. Ganau incompatibile, si voterà (forse...) il 25 maggio. Il nodo Primarie nel centrosinistra: quattro nomi nel Pd (ed uno a sinistra)
Niente dimissioni. Per Ganau il mandato da primo cittadino non si chiuderà in questo modo. Un’uscita prospettata da tanti (ed auspicata, dall'opposizione ovviamente), che però non conoscono le reali implicazioni che comportano le dimissioni. Ovvero l’azzeramento di Giunta e Consiglio comunale e l’arrivo di un commissario (non più prefettizio ma nominato dalla Giunta regionale). La soluzione alla situazione di impasse a Palazzo Ducale era già stata anticipata la settimana scorsa direttamente in Consiglio comunale.
«Ci sono regole e leggi che governano la democrazia, che prevedono l’incompatibilità tra le cariche di sindaco e di consigliere regionale e che scattano in un determinato momento. È evidente. Deciderò quando mi arriverà questa comunicazione. Le dimissioni comportano altre conseguenze: lo scioglimento del Consiglio comunale e l’arrivo del commissario. Le dico di studiarsi la legge prima di parlare. Le dimissioni sono un atto volontario che non c’entrano nulla con l’incompatibilità», aveva detto Ganau in Consiglio comunale rispondendo a Giancarlo Carta che ne sollecitava le dimissioni. Parola più dirette, a quanto pare, erano state pronunciate qualche ora prima durante la seduta di Giunta. Con una specificazione molto importante: è meglio che si voti a maggio. Punto. Discorso chiuso a qualunque ipotesi di prolungamento della “consigliatura” fino a scadenza naturale, con il vicesindaco Gavino Zirattu a capo della Giunta in sostituzione dello stesso Ganau. D’accordo tutti gli assessori, unico assente, guardacaso, il solo Zirattu (impegnato nella Penisola). La parola definitiva la dirà insomma il sindaco stesso, recordman delle preferenze lo scorso 16 febbraio (più di 10mila, il più votato in Sardegna, in assoluto, non solo nel Pd). Potrebbe essere una dichiarazione a sgombrare il campo da alcune nubi che si stanno addensando su Palazzo Ducale. Il ragionamento è semplice. Non tutti vogliono che si voti a maggio (il 25 è il giorno utile, con le europee, tra l'altro in concomitanza con la Processione del Voto, la seconda festa cittadina, dopo i Candelieri e molto più sentita dai sassaresi della Cavalcata Sarda): se Ganau non si dimette c'è la possibilità di tirare la carriola ancora per un altro anno, fino alla scadenza naturale del 2015. Tutto è legato alla parola “incompatibilità”. Un sindaco è incompatibile con il ruolo di consigliere regionale (mentre è candidabile ed eleggibile). Ma quando Ganau diventerà incompatibile? Ed a quel punto cosa sceglierà? Diventare consigliere regionale? O rimanere sindaco? È quasi pacifico che lui stesso voglia andare a Cagliari. E qualche segnale c'è già, proprio a Palazzo. Il suo ufficio, raccontano, è già bello che ripulito: via le foto ed i ricordi personali, tranne una, con gli amati Candelieri. Ma tutto il resto non c'è già più.
sabato 22 febbraio 2014
Cossa (Riformatori): «In Sardegna abbiamo il Porceddum»
![]() |
| Michele Cossa |
Il dopo Ganau a Palazzo Ducale: e se ritornasse Giacomo Spissu?
![]() |
| Giacomo Spissu |
Cardin (PSd’Az): «Ganau non accetti gli incarichi in Regione. E si dimetta anche da sindaco»
![]() |
| Antonio Cardin |
venerdì 21 febbraio 2014
Ganau rinviato a giudizio per il Puc. Il 25 giugno la prima udienza. «Riuscirò a provare la mia totale estraneità»
Sassari - Solo lunedì scorso parlavamo di Gianfranco Ganau recordman isolano (ben 10100 voti per lui) delle preferenze per il Pd alle elezioni del 16 febbraio. E ieri sembrava vicina addirittura l’elezione a presidente del Consiglio regionale (che si riunirà, forse, tra una ventina di giorni). Tutto troppo prematuro. Ci sono diversi passaggi previsti dalla legge, che non possono certo essere differiti. Stamattina la novità dal Tribunale di via Roma, che però con la politica degli ultimi giorni non c'entra nulla. Il gup del Tribunale di Sassari ha disposto il rinvio a giudizio del primo cittadino sassarese con l'accusa di abuso d'ufficio per il Puc, il nuovo Piano Urbanistico, approvato, nel primo passaggio in Consiglio comunale, nel 2008. Ganau è stato prosciolto invece dall'accusa di falso. Rinviati a giudizio anche l’allora vicesindaco ed assessore all’Urbanistica Valerio Meloni e l’attuale assessore alle Culture Dolores Lai, nel 2008 consigliere comunale, tutti del Pd. Prosciolti i consiglieri comunali (l'intera maggioranza di centrosinistra) che votarono a favore della pratica.
I Riformatori sfidano il centrosinistra: nessuno pensi di resuscitare le province
![]() |
| La Provincia di Sassari |
«I Riformatori – prosegue Cossa – si confermano il partito sardo, senza legami con Roma, più forte. Abbiamo confermato i consensi e questo ci rafforza nell’impegno per riformare radicalmente la Sardegna e il sistema istituzionale. A iniziare dal riordino del sistema degli enti locali».
giovedì 20 febbraio 2014
Dopo la Regione tocca al Comune di Sassari: elezioni (quasi certe) a maggio. Chi sarà il successore di Ganau? Tutti i nomi per le (probabili) primarie di fine marzo
E adesso? Dopo le elezioni regionali è il momento delle elezioni comunali a Sassari? La risposta è sì. Ancora non si conosce la data, troppo prematuro. Né quello che precisamente adesso accadrà in Consiglio comunale. Giovedì pomeriggio è andata in scena una delle ultime sedute di questa legislatura, anzi, consigliatura, come dicono alcuni utilizzando un orrendo termine. In apertura spazio alle segnalazioni, dedicate, come prevedibile, alla posizione del sindaco, recordman della tornata elettorale del 16 febbraio con ben 10100 voti e prossimo a diventare presidente del Consiglio regionale. Il primo a chiedere apertamente le dimissioni di Ganau è stato Giancarlo Carta, Forza Italia, primo dei non eletti in Consiglio regionale. «È giusto che lei dia le dimissioni, perché lasciare al vicesindaco non sarebbe corretto. Zirattu non è stato nemmeno eletto», ha detto Carta. Ganau insomma dovrebbe anticipare il sopraggiungere dell’incompatibilità, che arriverà automaticamente con la comunicazione del risultato delle elezioni vincenti di domenica. «Ci sono regole e leggi che governano la democrazia – ha risposto Ganau –, che prevedono l’incompatibilità tra le cariche di sindaco e di consigliere regionale e che scattano in un determinato momento. È evidente. Deciderò io quando mi arriverà questa comunicazione. Le dimissioni comportano altre conseguenze: lo scioglimento del Consiglio comunale e l’arrivo del commissario. Le dico di studiarsi la legge prima di parlare. Le dimissioni sono un atto volontario che non c’entrano nulla con l’incompatibilità». «Quello di domenica per lei è un risultato grande e importante che mostra per intero la generosità della città nei confronti di chi l’ha amministrato», ha detto poco dopo Pierpaolo Panu, ribadendo la richiesta di dimissioni. Risposta fotocopia da parte di Ganau.
Michela Murgia? Tutto un bluff (in politica). I libri sono un'altra cosa
Stavolta ho seguito le elezioni regionali da spettatore. Da quando ho chiuso SARdies e aperto questo blog è stata però, sicuramente, la prima volta che il rimpianto ha fatto breccia nel mio cervello. Parlo di cervello e non di cuore perché la decisione di mettere fine all’esperienza di SARdies è stata guidata dalla logica. I sentimenti, quando i soldi non entrano nel conto corrente, è sempre meglio abbandonarli. Però un’analisi del voto posso farla. Anche perché ho seguito lo spoglio nella segreteria di un politico, un consigliere confermato con circa 4mila voti, il numero due nella lista del Pd. Parlo di Gavino Manca, lontanissimo da un irraggiungibile Gianfranco Ganau, che lunedì sera veleggiava verso le 10mila preferenze. Ma non è di Gavino Manca che voglio parlare. Del sindaco sì, ma in un altro post. Voglio scrivere due righe su Michela Murgia e sull’incredibile vittoria di Francesco Pigliaru.
martedì 18 febbraio 2014
Francesco Pigliaru nuovo presidente della Regione
Cagliari - Le operazioni di spoglio per l'elezione del presidente e del nuovo Consiglio regionale della Sardegna si sono concluse con Francesco Pigliaru in testa col 42,44 per cento davanti ad Ugo Cappellacci col 39,65 per cento. Il dato finale è stato comunicato dall'Ufficio Elettorale anche se mancano ancora otto sezioni sui 1828. In queste otto (ritenute, comunque, ininfluenti per il risultato) si è preso atto atto che non era possibile per problemi e contrasti sull'assegnazione dei voti chiudere le operazioni e i presidenti hanno quindi deciso di inviare tutta la documentazione ai Tribunali delle circoscrizioni.
sabato 15 febbraio 2014
Domenica si rinnova il nuovo Consiglio regionale. I sardi chiamati al voto sono 1.480.409
Cagliari - Domenica 16 febbraio si svolgeranno in Sardegna le elezioni del Presidente della Regione e dei componenti del 15/o Consiglio regionale e in base all'ultimo aggiornamento dei Comuni gli elettori sono saliti a 1.480.409 (+1125 rispetto precedente rilevamento), di cui 725.331 uomini e 755.078 donne.
I seggi apriranno alle 6,30 e, dopo le operazioni preliminari, si potrà votare fino alle 22 nelle 1836 sezioni, Si vota nella sola giornata di domenica e lo scrutinio avrà inizio lunedì mattina alle 7. L'elettore dovrà presentarsi al seggio con un documento di riconoscimento e con la tessera elettorale. Chi non ha la tessera o l'ha smarrita può richiederla all'ufficio elettorale del Comune di iscrizione nelle liste elettorali.
I seggi apriranno alle 6,30 e, dopo le operazioni preliminari, si potrà votare fino alle 22 nelle 1836 sezioni, Si vota nella sola giornata di domenica e lo scrutinio avrà inizio lunedì mattina alle 7. L'elettore dovrà presentarsi al seggio con un documento di riconoscimento e con la tessera elettorale. Chi non ha la tessera o l'ha smarrita può richiederla all'ufficio elettorale del Comune di iscrizione nelle liste elettorali.
La Brigata Sassari parte per l’Afghanistan. Il saluto del Gremio dei Viandanti
![]() |
| La partenza dei Sassarini |
venerdì 14 febbraio 2014
Paolo Ferrero a Sassari: «Appoggiamo Pigliaru perché vogliamo evitare alla Sardegna altri 5 anni di Cappellacci»
Sassari - «Appoggiamo Pigliaru perché vogliamo evitare alla Sardegna altri cinque anni di Cappellacci, che hanno messo a rischio il principale patrimonio dell’Isola, che è la bellezza. E non si può prendere in giro la gente con questa storia della zona franca». Parole di Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, giovedì pomeriggio a Sassari per un incontro di sostegno ai candidati della lista Sinistra Sarda-Prc-Pdci. Istruzione, lavoro, sanità, risorse economiche maggiori dallo Stato italiano tra i temi richiamati nel suo intervento. In sala diversi candidati alle elezioni di domenica prossima, dal capolista Pietro Diaz al segretario di federazione Francesco Falchi (al fianco di Ferrero). «Insisto sulla zona franca perché bisogna essere chiari. Ti piace che se ti rompi una gamba non potrai andare all’ospedale? O che i bambini non possano frequentare gratuitamente la scuola o non garantire più l’assistenza domiciliare agli anziani? Con la zona franca tutto questo sarà a rischio. E se si fanno tante zone franche in Italia non si pagheranno tasse e lo stato sociale sarà solo un ricordo», ha insistito Ferrero su uno dei punti qualificanti delle proposte del centrodestra.
Cgil: «Tutte irrisolte le emergenze della provincia di Sassari degli ultimi 5 anni»
![]() |
| Il segretario Antonio Rudas |
Negli ultimi cinque anni, ricorda Rudas, tutti gli indicatori economici dell'isola sono stati negativi, primo tra tutti il dato sull'occupazione secondo cui si sono persi circa centomila posti di lavoro. Un momento di eccezionale crisi economica e finanziaria in tutta Europa si è aggiunto a una ormai cronica congiuntura del nord Sardegna, creata da anni di malgoverno e incoscienza politica che sembrano aver raggiunto l'apice nell'ultima legislatura. Il territorio della provincia di Sassari è diventato il simbolo di quest'incapacità. Le tante vertenze che si trascinavano da tempo e quelle che si sono aperte nell'ultimo quinquennio sono rimaste tragicamente irrisolte. Nessuna delle tante, troppe crisi ha trovato soluzione, anche e soprattutto a causa dell'immobilismo di una Regione che ha mostrato totale disinteresse per i lavoratori e i pensionati del nordovest dell'isola.
Aprirà entro l’anno il primo asilo aziendale della Asl sassarese. Consegnati i lavori
![]() |
| L'ingresso dell'Asilo aziendale |
L’opera rientra nell’ambito di un progetto più ampio che ha visto il recupero di altri edifici storici del parco di Rizzeddu. La ristrutturazione della Palazzina I, la cui progettazione definitiva è stata elaborata dall’Ufficio Tecnico della Asl, è stata realizzata dall’Impresa Esposito Costruzioni sas vincitrice dell’appalto.
Terme di Casteldoria, dall'utilizzo delle acque termali in esubero nuove occasioni di lavoro
| Il ponte che collega le Terme |
È questo il senso dell’interrogazione presentata nei giorni scorsi dal gruppo dell’Italia dei Valori in Consiglio provinciale di Sassari in cui si chiede alla presidente della Provincia di Sassari e al presidente del Consiglio Provinciale di mettere all’ordine del giorno la questione dell’utilizzo delle acque termali di Casteldoria in esubero da parte degli imprenditori e dei Comuni della bassa valle del Coghinas.
domenica 9 febbraio 2014
La bandiera della Brigata Sassari parte per l'Afghanistan
Fertilia - Sabato pomeriggio un primo contingente di militari della Brigata Sassari è partito dall'aeroporto civile di Alghero a bordo di un vettore verso l’Afghanistan. In testa, il colonnello Nicola Piccolo, comandante del 152° reggimento fanteria "Sassari", e la gloriosa Bandiera di Guerra dell'unità, alla quale la Banda musicale della Brigata ed una compagnia in armi hanno reso gli onori militari.
Iscriviti a:
Post (Atom)

















